SARA COTRONEO ...

Sara nasce a Roma nel giugno del 1975. Fin da piccola, grazie agli insegnamenti ricevuti dai genitori (suo padre Antonino Cotroneo è stato un amato predicatore del Vangelo a Roma e nel Sud d’Italia), nasce in lei il desiderio di dedicare la sua vita al servizio di Dio. All’età di diciannove anni lascia la sua città e si unisce ad una missione evangelistica, in cui opererà a tempo pieno per tre anni. Nel Novembre del 2001 consegue la Laurea in Servizio Sociale con lo scopo di raggiungere, attraverso la sua professione di assistente sociale, la gente bisognosa del Vangelo. Nell’agosto del 2003, insieme a Luca, suo marito, e la piccola Daiana, sua figlia, si trasferisce nell’entroterra genovese per iniziare un’attività evangelistica. Purtroppo, nel maggio 2004, all’età di 29 anni, le viene diagnosticata una malattia cardiorespiratoria e dopo aver tentato senza esiti positivi alcune terapie d’avanguardia, dopo un anno viene inserita in lista per un trapianto bipolmonare.

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Il mio Unico Vanto

Allora l’Eterno disse a Gedeone:
<Per me la gente che è con te è troppo numerosa, perché io dia Madian nelle sue mani; Israele potrebbe vantarsi e dire: “E’ la mia mano che mi ha salvato”.>

Giudici 7:2

L’uomo in generale impiega davvero poco tempo per inorgoglirsi: un piccolo successo, un traguardo raggiunto, una decisione azzeccata, un modesto elogio ricevuto sono spesso motivazioni più che sufficienti per farci sentire valenti e migliori degli altri. Anche per noi che siamo figli di Dio, per quanto vorremmo in ogni modo essere persone umili, non è facile avere a che fare ogni giorno con il nostro amor proprio. Quasi quotidianamente ci capita di dover affrontare dure battaglie con il nostro orgoglio, pronto a lusingarci con le sue carezze adulatrici che continuano a sussurrarci quanto siamo speciali e meritevoli. A volte la nostra superbia non ci dà tregua neanche quando siamo in attitudine di prostrazione: in preghiera, mentre si sta predicando, mentre si conducono i canti in chiesa o anche semplicemente quando stiamo facendo del bene a qualcuno. Basta poco per sentirci profondamente soddisfatti di noi stessi, come se il nostro servizio sia migliore e più accettevole agli occhi di Dio rispetto a quello di qualunque altro. Anche nelle attività che dovrebbero essere svolte unicamente per offrire onore e lode a Dio, il vanto di noi stessi spesso emerge e ci fa montare la testa. Se il nostro desiderio, tuttavia, è quello di unirci alle parole di Giovanni Battista che dichiarava la necessità che Cristo cresca in noi e che noi diminuiamo, allora il nostro combattimento diventa davvero faticoso. Ma in questa battaglia possiamo fare affidamento sull’aiuto del nostro Gesù, che è il più grande Maestro di umiltà.
A volte la strada privilegiata scelta dal Signore per insegnarci l’umiltà è costituita da un processo di spogliamento.
Gedeone era ben sicuro di essere pronto ad andare in guerra contro i Madianiti. Poteva contare sulla forza di un esercito di più di trentamila uomini. Era un numero considerevole e la vittoria contro il nemico poteva apparire scontata. Ma il Signore dà a questo uomo delle direttive insolite. Considerava l’esercito troppo numeroso: era necessaria un’accurata riduzione e selezione degli uomini scelti. A loro insaputa questi vennero messi sotto esame e la maggior parte di essi non lo supererò, finché a Gedeone non rimase che un esercito di solo trecento uomini. Beh, vincere con l’aiuto di solo trecento uomini era un’impresa ben più impegnativa. Gedeone non poteva più contare sulla sua forza, né su una certezza assoluta di avere in mano la vittoria, ma era proprio questo lo scopo del Signore: non voleva che Israele si vantasse di aver vinto grazie alla propria forza. Doveva essere evidente per Israele e una testimonianza per tutti i popoli che era stata la mano di Dio a concedere con facilità la vittoria al Suo popolo. Perché ciò accadesse era necessario ridurre le certezze di Gedeone perché imparasse a dipendere totalmente dalle strategie di Dio.
Quando viviamo per piacere a Dio tutti i nostri successi e vittorie dipendono esclusivamente da Lui che opera in noi e attraverso di noi. Ma anche se questo è un insegnamento piuttosto ripetuto nelle nostre chiese ed è ben chiaro a tutti, tuttavia la sua applicazione spesso diventa un’impresa molto difficile. Per poterci insegnare a fare emergere l’immagine di Gesù nella nostra vita, il Signore potrebbe cominciare a privarci di tutte quelle cose che in qualche modo ostacolano il nostro abbassamento e comincia a spogliarci, strato dopo strato, di ciò di cui più ci vantiamo per mettere completamente a tacere il nostro orgoglio.
A volte il Signore inizia a privarci delle persone che amiamo di più. Spesso tendiamo ad appoggiarci pienamente sull’aiuto di persone per noi importanti, che ci sono state sempre fedeli, su cui abbiamo potuto contare nei momenti più difficili o tristi della nostra esistenza. Il nostro amore, però, potrebbe indurci a dipendere totalmente da queste persone, facendo di esse la nostra forza e il nostro esclusivo appoggio. In ogni piccola difficoltà, battaglia o dolore, corriamo da loro in cerca di aiuto. Sebbene è volere di Dio che ci amiamo gli uni e gli altri e ci aiutiamo avvicenda, per maturare spiritualmente e imparare a dipendere esclusivamente dal soccorso di Dio potrebbe essere inevitabile la separazione dalle persone più amate.
Altre volte Dio sceglie di spogliarci dei nostri talenti. Inspiegabilmente ci capita di dover rinunciare a delle attività o passioni proprio quando sono nel pieno del loro sviluppo, quando ci sembra che stiano fruttando di più. Attraverso questo tipo di rinuncia il nostro Maestro vuole insegnarci che un buon servizio non dipende dalle nostre capacità o dalle cose che ci riescono meglio, ma dalla nostra ubbidienza e dalla determinazione di essergli fedele, pronti a pagare ogni prezzo.
Ancora il Signore ci potrebbe spogliare delle nostre certezze, di quelle idee che nel tempo abbiamo reso assolute. Facilmente le nostre convinzioni, le nostre dottrine generano in noi un modo di credere statico e fossilizzato, pieno di pregiudizi e preconcetti che ci impediscono di metterci in discussione, insuperbendoci. Quando ci appoggiamo eccessivamente agli insegnamenti che abbiamo ricevuto nel passato, magari all’inizio della nostra conversione, rischiamo di invecchiare spiritualmente e di non essere più capaci di ricevere nuove e fresche lezioni da parte dello Spirito, essenziali per una crescita continua. Ma attraverso varie situazioni il Signore potrebbe far crollare queste nostre certezze. Forse all’inizio ci sentiremo smarriti e confusi, ma questo ci spingerà ad attingere alla Parola di Dio alla ricerca di un’acqua sempre fresca e dissetante.
E’ chiaro che la privazione di qualcosa di importante per noi produca alla nostra vita molto dolore. Sono tanti anni ormai che il Signore ha iniziato il suo processo di spogliamento in me, principalmente attraverso la mia malattia, ma anche attraverso difficili scelte e dure rinunce. A volte mi guardo allo specchio e provo vergogna di ciò che vedo, ma è proprio in quelle occasioni che con facilità tendo ad abbassarmi e vedo emergere l’immagine di Gesù che vive dietro di me.
Quanto più permettiamo a Dio di spogliarci dei nostri abiti di cui ci vantiamo tanto, tanto più Egli ci riveste delle Sue vesti bianche, pure ed incorruttibili.
Forse il nostro esercito sarà composto solo di trecento uomini forti e valenti, ma ci sarà Dio a combattere per noi e questo sarà il nostro unico vanto.


 

 
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